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31 May 2008 @ 06:59 pm
[Nomina Nuda] [18. Infanzia] Stelo  




"At every step the child should be allowed to meet the real experience of life;
the thorns should never be plucked from his roses."
--- Ellen Key


[18. INFANZIA] Stelo

Una formica cammina sullo stelo di una rosa, senza curarsi delle spine, troppo grandi per esserle d'intralcio: le aggira senza problemi, intenta al suo obiettivo di raggiungere la colonia di pidocchi situata appena più in alto, segue la scia delle sue compagne e non c'è spazio per l'esitazione, nei suoi movimenti. Incontra un'altra formica, si fermano entrambe, si accarezzano con le antenne, si riconoscono, poi ciascuna va per la sua strada, una sale, l'altra scende. Il rito si ripete qualche centimetro più in alto. E ancora. L'impressione è che la formica abbia sentore di ciò che la circonda in base a dove sono le altre, a cosa le comunicano le altre.
Le formiche devono essere molto stupide.
Questo è il primo pensiero che Theodore si ricorda di aver mai fatto, e la formica che sale sulla rosa è la prima memoria della sua infanzia che ha. Il giardino di rose era ovviamente quello di Tintagel.
E difatti, Theodore ricorda lo sterminio delle formiche da parte di sua sorella, che all'epoca doveva avere sei anni al massimo, con un incantesimo ben piazzato.
'Le formiche sono orribili.', commentava disgustata la bambina. 'Dovrebbero essere eliminate dalla faccia dell'Inghilterra. E il giardiniere dovrebbe essere punito, per aver lasciato che rovinassero le mie rose.'
Secondo Theodore, le rose stanno benissimo, ma è d'accordo con sua sorella, le formiche andrebbero eliminate, e poi comunque sono stupide. Il giardiniere è licenziato la sera stessa, e da quel giorno è Tintagel personalmente a prendersi cura del suo giardino. Ha una certa età ormai, dice la loro Madre, è ora che apprenda il senso di responsabilità. Tintagel ne è soddisfatta, Theodore guarda stupito la sagoma che già si ritira della Madre.
Sua Madre “proviene da una famiglia meno importante di quella dei Nott” – qualsiasi cosa questo voglia dire – ma è una signora a tutti gli effetti, e suo Padre l'ha sposata lo stesso. 'Frieda', la chiama, e Theodore ha freddo al solo pensarci, perché tante delle parole che dice suo Padre sono fredde, ma nessuna è pronunciata a quella maniera, 'Frieda', e da piccolo gli dava i brividi.
Suo Padre non è un uomo affascinante, ma sua Madre l'ha sposato lo stesso, e tutto prosegue liscio, o almeno così pensa Theodore, ma non ha mai visto nessun'altra coppia di sposi e non saprebbe dire con certezza.
Ha visto i Malfoy, certo, ma quelli sembravano due sconosciuti che camminavano uno di fianco all'altra, e forse avrebbe la stessa impressione sui suoi genitori, se solo non sapesse che hanno dei figli, e sono la sua famiglia. Anche i Malfoy hanno un figlio, ma non sembrano una famiglia.
Una famiglia è un gruppo di persone che si rispettano, che sono vicine, che ci dicono cosa fare, si dice Theodore, e non capisce in cosa falliscano i Malfoy in questo, perché il signor Malfoy è affascinante, la signora Malfoy è bella, e hanno un figlio. Ma non sono convincenti. Un giorno sente suo Padre che parla con Zio Hugh, e stanno dicendo che la signora Malfoy non è nobile come il marito, ma il signor Malfoy l'ha sposata lo stesso. Theodore continua a non capire.
Sua Madre ha un fratello, per esempio, si chiama Derek, ma gli hanno detto che deve chiamarlo Zio. Questo Zio non sembra molto in famiglia, e suo Padre è eccezionalmente freddo con lui; forse freddo non è la parola giusta, ma si vede che sua Madre viene da una famiglia meno importante, e questo Zio è poco importante, ma Theodore lo chiama Zio lo stesso, ed è famiglia. Questo fratello ha un figlio, che quindi è suo cugino. A stare a sentire suo Padre, lo Zio ha sposato una donna di una famiglia più nobile della sua, e il cugino quindi è quasi importante quanto i Nott – quasi perché comunque “porta il cognome di suo padre”, qualsiasi cosa ciò voglia dire. Il cugino è più piccolo di un anno, e dovrebbe portargli rispetto, ma non lo fa, e Theodore sa che suo padre lo punisce per questo, ma il cugino non sembra arrendersi. Tintagel lo ignora completamente, e quando deve sopportarlo per forza sembra sua Madre Frieda, fredda come il suo nome; a Theodore questa cosa non piace, e appena può aggredisce suo cugino, anche se è suo cugino ed è più piccolo, e poi comunque gli manca di rispetto, ed è una cosa che non si fa, in famiglia. “Ma del resto”, Theodore dice al cugino, “tu non fai parte della nostra famiglia, non sei importante come i Nott, non sei nessuno, noi invece abbiamo i Malfoy a cena”. Quando Theodore ha circa nove anni, le visite del cugino smettono, mentre quelle dello Zio continuano. A Theodore, in fondo, lo Zio non dispiace così tanto, basta che porti rispetto a suo Padre; ha però la brutta impressione che non sia un buon segno, e sotto sotto è un po' preoccupato per suo cugino, ma da nessuno dei discorsi che si fanno a cena riesce a capire che fine ha fatto: è come se non fosse mai esistito.
In quel periodo Tintagel inizia ad andare a scuola, e Theodore rimane da solo a guardare le formiche in giardino, perché il nuovo giardiniere è un incompetente e sua sorella non può più occuparsi delle rose. Le formiche continuano a fare quello che hanno sempre fatto, ovvero allevano pidocchi e sono stupide. Suo Padre gli ha prestato una bacchetta di famiglia, e gli sta insegnando incantesimi che gli saranno utili quando andrà a scuola, ma Theodore non si azzarda a fare nessun incantesimo per cacciare le formiche perché ha paura di sbagliare e rovinare le piante, e poi comunque arriva l'inverno e non ci sono più formiche.
Quando torna per le vacanza di Natale, sua sorella è silenziosa e passe le giornate davanti al caminetto, leggendo. Sua Madre ammonisce Theodore di non darle fastidio, perché ormai è una signorina e non ha tempo di badargli, e lui guarda stupito la sua sagoma che già si ritira. Va lo stesso nel salottino di sua sorella, chiede permesso, lei glielo accorda e lui si siede sull'altra poltrona, guardandola speranzoso. Lei continua a leggere, ma dopo un po' appoggia il libro sul tavolino di cristallo e ricambia lo sguardo del fratello. Theodore non sa cosa dire, ma vorrebbe farlo lo stesso.
'Come hai trascorso l'autunno?', chiede poi Tintagel facendo un piccolo sorriso, e Theodore si sente un po' meglio, ma è imbarazzato lo stesso.
'Le tue rose hanno le formiche.', risponde, non sapendo cosa dire.
Tintagel stringe le labbra e le si riempiono gli occhi di lacrime. Theodore spalanca gli occhi, spaventato, e corre da lei e le afferra la gonna con entrambe le mani, chiedendole di perdonarlo per averglielo detto e per non aver saputo curare le rose, e ha paura perché sua sorella è terribile e vendicativa, e perché non l'ha mai vista piangere prima. Tintagel scuote la testa e  gli accarezza i capelli.
'E' stata colpa mia che non sono rimasta a curarle', dice. 'Non hai niente da farti perdonare.'
'No, è colpa delle formiche, andrebbero eliminate dalla faccia dell'Inghilterra.', risponde il bambino, ed è stupito perché nessuno gli ha mai toccato il capo.
Tintagel sorride, ma continua a piangere. 'Almeno, se ci sono le formiche, qualcuno può apprezzare le rose.'
Theodore continua a non capire, anche se annuisce un pochino.
Ma le formiche non andavano sterminate?