"At every step the child should be allowed to meet the real experience of life;
the thorns should never be plucked from his roses."
the thorns should never be plucked from his roses."
--- Ellen Key
Nessuno gli crede, quando dice di saper fare Cruciatus.
Hogwarts è enorme, e Theodore non pensava potesse esistere qualcosa di così grande, né che ci fossero così tanti maghi in Inghilterra. Il primo giorno, sul treno, va a sedersi con Draco Malfoy, perché suo Padre ce l'ha spedito, e poi non conosce nessun altro e sua sorella è con altre persone. Tutti quei bambini non gli piacciono, sono rumorosi, sporchi e troppi. Malfoy lo tratta abbastanza bene, anche se è la prima volta che si parlano e i Malfoy sono nobili; Theodore tra sé e sé pensa però che sia troppo infantile, mia Madre di qua e mia Madre di là. Con lui c'è una bambina, che si chiama Pansy Parkinson, e in confronto a sua sorella Tintagel è un sgorbietto. Theodore non sa chi siano i Parkinson, nessuno glielo dice, non gli sembra educato chiederlo, e allora a scanso di equivoci con Pansy non ci parla – anche perché comunque è una ragazza, e quindi non è interessante. Nello scompartimento ci sono anche due troll, Goyle e Crabbe, ma Theodore sa chi sono – servi dei Malfoy – non bada loro più di tanto e loro non sembrano aspettarsi che lui lo faccia.
Malfoy sembra estremamente eccitato al pensiero di andare ad Hogwarts, ed è sicuro di finire in Slytherin; Theodore si chiede se non è automatico, che loro vadano in Slytherin, che è la Casata migliore. Perché dovrebbero cercare di impedirlo? Ma Malfoy è anche molto eccitato perché gira voce che ci sia Harry Potter, su quel treno. Theodore conosce Harry Potter, ma non sapeva che avesse la loro età. Trova questo molto strano, perché a quanto ne sapeva lui Harry Potter è famoso per aver sconfitto un signore molto forte, per cui pensava fosse un mago adulto. Ma a casa sua non si parla molto di Harry Potter; anche se comunque, da quando non c'è Tintagel, a casa sua non si parla molto, punto.
Il sorteggio è la cosa peggiore che sia capitata fino a quel momento nella breve vita di Theodore, salvo forse l'aver fatto piangere Tintagel e, dopo cena, ancora spaventato al pensiero che se lo stupido Cappello avesse voluto avrebbe potuto metterlo in Hufflepuff (Malfoy gli ha detto tutto sugli Hufflepuff), segue senza fare storie il prefetto, dimentico di sua sorella; non bada nemmeno a Malfoy, che sta continuando a parlare a proposito di Harry Potter, furioso per qualche sgarbo. Più tardi, nella Sala Comune di Slytherin, nonostante i prefetti dicano loro di sbrigarsi ad andare a dormire, i bambini rimangono lì a chiacchierare, ancora eccitati; Theodore non parla molto, ma non è l'unico: c'è anche un altro ragazzino pallido che non sembra molto interessato a fare amicizia, e Theodore non sa chi è e non ci parla. Un altro è sparito subito, correndo dietro a uno studente del secondo anno, probabilmente suo fratello; c'è anche suo Zio Mark nel suo anno, ovvero l'unico Zio che può chiamare solo per nome, perché ha la sua età ed è il figlio di Zio Hugh, ma sembra molto occupato a descrivere il Bloodstone Manor ad un altro ragazzino, e non gli bada. Tutti gli altri non sembrano molto interessanti, e fanno molto baccano. Ad un certo punto la discussione vira su gli incantesimi che sanno già fare: sono tutti piuttosto patetici, per cui Theodore gioca la sua carta migliore, pensando a come era stato fiero suo Padre quando l'aveva visto lanciare finalmente il suo primo Cruciatus.
Nessuno gli crede; Theodore è indignato, e arrabbiato; come si permettono di dargli del bugiardo, non sanno chi sono i Nott? Allora prende il gatto di Millicent Bulstrode e lo usa per dimostrare che lui il Cruciatus lo sa usare davvero. La bestia grida in maniera orribile, ma del resto è il Cruciatus, ma anche Pansy grida, e Theodore non capisce perché ma c'è un sacco di confusione, fino a quando un prefetto urla loro di fare meno baccano, e Theodore smette.
Tutti lo guardano spaventati, e Theodore non sa cosa fare ma ben gli sta, così imparano a chiamarlo bugiardo; allora sorride e se ne va a dormire, lasciando gli altri lì.
Il giorno dopo, prima delle lezioni, Tintagel lo trascina in un tunnel dei sotterranei e lo prende a schiaffi, gli chiede se è impazzito, se vuole distruggere la sua posizione sociale, urla un sacco e scoppia a piangere. Theodore non capisce cosa ha fatto di male, ma è terrorizzato di aver fatto piangere di nuovo sua sorella, le chiede scusa in ginocchio, le dice che qualsiasi cosa abbia fatto, non la farà più, e di perdonarlo per favore.
Tintagel è ancora scossa, ma almeno ha smesso di piangere, e lo abbraccia forte, e Theodore arrossisce, perché non è una cosa che si fa di solito; la lascia comunque fare, perché non si permetterebbe di dirle di smettere, e in ogni caso meglio questo che farla piangere.
'Ascoltami bene.', gli dice, guardandolo negli occhi. 'Capisco che non lo sapevi, ma non puoi andare in giro lanciando Incantesimi di magia nera come quelli.'
'Magia nera?', ripete Theodore, perché ha solo una vaga idea di che cosa si tratta.
'Sì. Quegli incantesimi che nostro Padre ti insegna, non puoi farli davanti a tutti, anzi, senti, non farli assolutamente.' chiarisce Tintagel, e c'è urgenza nella sua voce.
'Ma nostro Padre ha detto che devo usarli per difendermi...', protesta debolmente lui.
La ragazza per un attimo non sembra sapere cosa rispondergli, poi scuote la testa. 'Intendeva dire, se sei in pericolo di vita.'
'Ma mi avevano dato del bugiardo, non credevano che io potessi farlo...'
'Non devi dire a nessuno che puoi fare maledizioni del genere!', esclama Tintagel, lo scrolla e Theodore un po' si spaventa. 'Non menzionarle, non pensare a loro nemmeno! Gli altri non sanno che ci sono dei padri che insegnano ai figli certe cose, va bene?'
'...Pensavo che fosse una cosa normale.' dice sottovoce Theodore, abbassando lo sguardo.
Tintagel fa un respiro profondo, lo lascia andare e cerca di calmarsi. 'Lo so, non è colpa tua.'
Dopo alcuni secondi di silenzio, la ragazza stringe le labbra. 'Senti, adesso dobbiamo andare a lezione. Ci vediamo dopo, ti spiegherò bene cosa puoi e non puoi fare; per il momento, non parlare con nessuno e se ti chiedono di ieri, digli che era un trucco e ci sono cascati tutti. Ci siamo capiti?'
Theodore annuisce, senza alzare lo sguardo. 'Sì, sorella.'
'Bene.', lei gli appoggia una mano su una spalla e gliela stringe. 'Adesso vai.'
Il ragazzo annuisce, ma se ne va chiedendosi di nuovo cosa abbia fatto di male, dato che gli stavano dando del bugiardo.
Hogwarts è enorme, e Theodore non pensava potesse esistere qualcosa di così grande, né che ci fossero così tanti maghi in Inghilterra. Il primo giorno, sul treno, va a sedersi con Draco Malfoy, perché suo Padre ce l'ha spedito, e poi non conosce nessun altro e sua sorella è con altre persone. Tutti quei bambini non gli piacciono, sono rumorosi, sporchi e troppi. Malfoy lo tratta abbastanza bene, anche se è la prima volta che si parlano e i Malfoy sono nobili; Theodore tra sé e sé pensa però che sia troppo infantile, mia Madre di qua e mia Madre di là. Con lui c'è una bambina, che si chiama Pansy Parkinson, e in confronto a sua sorella Tintagel è un sgorbietto. Theodore non sa chi siano i Parkinson, nessuno glielo dice, non gli sembra educato chiederlo, e allora a scanso di equivoci con Pansy non ci parla – anche perché comunque è una ragazza, e quindi non è interessante. Nello scompartimento ci sono anche due troll, Goyle e Crabbe, ma Theodore sa chi sono – servi dei Malfoy – non bada loro più di tanto e loro non sembrano aspettarsi che lui lo faccia.
Malfoy sembra estremamente eccitato al pensiero di andare ad Hogwarts, ed è sicuro di finire in Slytherin; Theodore si chiede se non è automatico, che loro vadano in Slytherin, che è la Casata migliore. Perché dovrebbero cercare di impedirlo? Ma Malfoy è anche molto eccitato perché gira voce che ci sia Harry Potter, su quel treno. Theodore conosce Harry Potter, ma non sapeva che avesse la loro età. Trova questo molto strano, perché a quanto ne sapeva lui Harry Potter è famoso per aver sconfitto un signore molto forte, per cui pensava fosse un mago adulto. Ma a casa sua non si parla molto di Harry Potter; anche se comunque, da quando non c'è Tintagel, a casa sua non si parla molto, punto.
Il sorteggio è la cosa peggiore che sia capitata fino a quel momento nella breve vita di Theodore, salvo forse l'aver fatto piangere Tintagel e, dopo cena, ancora spaventato al pensiero che se lo stupido Cappello avesse voluto avrebbe potuto metterlo in Hufflepuff (Malfoy gli ha detto tutto sugli Hufflepuff), segue senza fare storie il prefetto, dimentico di sua sorella; non bada nemmeno a Malfoy, che sta continuando a parlare a proposito di Harry Potter, furioso per qualche sgarbo. Più tardi, nella Sala Comune di Slytherin, nonostante i prefetti dicano loro di sbrigarsi ad andare a dormire, i bambini rimangono lì a chiacchierare, ancora eccitati; Theodore non parla molto, ma non è l'unico: c'è anche un altro ragazzino pallido che non sembra molto interessato a fare amicizia, e Theodore non sa chi è e non ci parla. Un altro è sparito subito, correndo dietro a uno studente del secondo anno, probabilmente suo fratello; c'è anche suo Zio Mark nel suo anno, ovvero l'unico Zio che può chiamare solo per nome, perché ha la sua età ed è il figlio di Zio Hugh, ma sembra molto occupato a descrivere il Bloodstone Manor ad un altro ragazzino, e non gli bada. Tutti gli altri non sembrano molto interessanti, e fanno molto baccano. Ad un certo punto la discussione vira su gli incantesimi che sanno già fare: sono tutti piuttosto patetici, per cui Theodore gioca la sua carta migliore, pensando a come era stato fiero suo Padre quando l'aveva visto lanciare finalmente il suo primo Cruciatus.
Nessuno gli crede; Theodore è indignato, e arrabbiato; come si permettono di dargli del bugiardo, non sanno chi sono i Nott? Allora prende il gatto di Millicent Bulstrode e lo usa per dimostrare che lui il Cruciatus lo sa usare davvero. La bestia grida in maniera orribile, ma del resto è il Cruciatus, ma anche Pansy grida, e Theodore non capisce perché ma c'è un sacco di confusione, fino a quando un prefetto urla loro di fare meno baccano, e Theodore smette.
Tutti lo guardano spaventati, e Theodore non sa cosa fare ma ben gli sta, così imparano a chiamarlo bugiardo; allora sorride e se ne va a dormire, lasciando gli altri lì.
Il giorno dopo, prima delle lezioni, Tintagel lo trascina in un tunnel dei sotterranei e lo prende a schiaffi, gli chiede se è impazzito, se vuole distruggere la sua posizione sociale, urla un sacco e scoppia a piangere. Theodore non capisce cosa ha fatto di male, ma è terrorizzato di aver fatto piangere di nuovo sua sorella, le chiede scusa in ginocchio, le dice che qualsiasi cosa abbia fatto, non la farà più, e di perdonarlo per favore.
Tintagel è ancora scossa, ma almeno ha smesso di piangere, e lo abbraccia forte, e Theodore arrossisce, perché non è una cosa che si fa di solito; la lascia comunque fare, perché non si permetterebbe di dirle di smettere, e in ogni caso meglio questo che farla piangere.
'Ascoltami bene.', gli dice, guardandolo negli occhi. 'Capisco che non lo sapevi, ma non puoi andare in giro lanciando Incantesimi di magia nera come quelli.'
'Magia nera?', ripete Theodore, perché ha solo una vaga idea di che cosa si tratta.
'Sì. Quegli incantesimi che nostro Padre ti insegna, non puoi farli davanti a tutti, anzi, senti, non farli assolutamente.' chiarisce Tintagel, e c'è urgenza nella sua voce.
'Ma nostro Padre ha detto che devo usarli per difendermi...', protesta debolmente lui.
La ragazza per un attimo non sembra sapere cosa rispondergli, poi scuote la testa. 'Intendeva dire, se sei in pericolo di vita.'
'Ma mi avevano dato del bugiardo, non credevano che io potessi farlo...'
'Non devi dire a nessuno che puoi fare maledizioni del genere!', esclama Tintagel, lo scrolla e Theodore un po' si spaventa. 'Non menzionarle, non pensare a loro nemmeno! Gli altri non sanno che ci sono dei padri che insegnano ai figli certe cose, va bene?'
'...Pensavo che fosse una cosa normale.' dice sottovoce Theodore, abbassando lo sguardo.
Tintagel fa un respiro profondo, lo lascia andare e cerca di calmarsi. 'Lo so, non è colpa tua.'
Dopo alcuni secondi di silenzio, la ragazza stringe le labbra. 'Senti, adesso dobbiamo andare a lezione. Ci vediamo dopo, ti spiegherò bene cosa puoi e non puoi fare; per il momento, non parlare con nessuno e se ti chiedono di ieri, digli che era un trucco e ci sono cascati tutti. Ci siamo capiti?'
Theodore annuisce, senza alzare lo sguardo. 'Sì, sorella.'
'Bene.', lei gli appoggia una mano su una spalla e gliela stringe. 'Adesso vai.'
Il ragazzo annuisce, ma se ne va chiedendosi di nuovo cosa abbia fatto di male, dato che gli stavano dando del bugiardo.
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