"At every step the child should be allowed to meet the real experience of life;
the thorns should never be plucked from his roses."
--- Ellen Key
[47. Imperfezione] Spine
Aveva lasciato suo cugino un bambino dispettoso e allegro, lo ritrova un ragazzino incattivito e acido, che si sta facendo un nome già all'inizio del suo primo anno.
Theodore, dal canto suo, vive ancora di rendita dell'incidente del gatto. Anche se è riuscito a convincere i suoi compagni che quello non era veramente un Cruciatus, sicuramente qualcosa a quell'animale l'ha fatto, e gli altri non vogliono essere usati come prossime cavie. Come risultato, tutti gli stanno abbastanza distanti, cosa che gli va benissimo, dato che comunque trova i suoi coetanei piuttosto noiosi. Scambia ancora due parole al giorno con Malfoy, giusto per mantenere i contatti, come direbbe suo Padre, e con Mark, ma per il resto non si disturba ad avere una vita sociale. Non frequenta troppo sua sorella, perché è evidente che non piace alle sue amiche, e poi una donna deve avere la sua vita.
Da un lato, si è trovato ostracizzato; dall'altro, questo è proprio il tipo di rispetto a distanza che suo Padre apprezza, e a lui non dispiace.
Evita suo cugino in maniera passiva, e per ora gli è andata bene; nel caso non potesse proprio evitare il contatto, comportarsi come aveva fatto Tintagel sarà abbastanza. La cosa comunque non lo preoccupa; gli altri Slytherin hanno imparato a temerlo, se sarà necessario insegnerà la stessa lezione a suo cugino. Mark invece, indignato per l'ultima offesa subita, si chiede perché suo Zio Derek non si è ancora liberato di un figlio così poco rispettoso, e Theodore non sa cosa rispondere, ma la domanda lo colpisce in una maniera che non riesce a spiegarsi.
Pochi a scuola sanno che quello è loro cugino, e Tintagel riesce a tenere la cosa quasi segreta, senza darlo a vedere. Theodore suppone che Tintagel lo faccia per lo stesso motivo per cui evita anche lui, delicatamente, riuscendo quasi a far sì che non se ne accorga; Theodore si chiede se in realtà non l'abbia sempre fatto. A Mark non va altrettanto bene, e dopo qualche incidente si ritrova in infermeria, dove Theodore deve andarlo a trovare e rimanere ad ascoltare una tirata di mezz'ora su come suo cugino sia un poco di buono, ed è uno scandalo che la famiglia non se ne sia ancora liberata. Theodore annuisce per tutto il tempo, ma non gli è chiaro come dovrebbero fare a liberarsene. Quando Mark spinge deliberatamente suo cugino giù da una rampa di scale, Theodore inizia a capire.
Dopo qualche mese, mentre l'Erede di Slytherin pietrifica Mudblood, Theodore incontra suo cugino di persona, ed è odio a prima vista. Suo cugino, con quella faccia da schiaffi che ha sempre avuto, riesce ad insultare sua Madre, suo Padre e suo Zio in un'unica frase, e Theodore ha fuori la bacchetta prima di rendersene conto; suo cugino però lo prende alla sprovvista, lo disarma manualmente e, nonostante sia più basso, riesce a buttarlo per terra. Ne segue il combattimento più umiliante della vita di Theodore, a base di morsi, graffi e tirate di capelli; la sera, mentre Tintagel minaccia di andare ad insegnare l'educazione al rifiuto di famiglia, Theodore giura che ci penserà lui personalmente. Mark è molto compiaciuto da questa sua dichiarazione di guerra, e sembrerebbe fin volerlo aiutare, ma Theodore rifiuta categoricamente: ha sempre fatto da solo, e non ha intenzione di cambiare abitudini proprio ora. Sa che potrebbe essere pericoloso, e che usare certi incantesimi potrebbe portarlo all'espulsione, ma ha tutta l'intenzione di distruggere suo cugino in un duello tradizionale, dato che qualsiasi altro tipo di scontro sarebbe degno solo degli animali. L'unico ostacolo pare essere la triste constatazione che l'altro non ha la più pallida idea di come usare la bacchetta, e lo dimostra ampiamente, non riuscendo a fare nemmeno Lumos a lezione. L'intera Casata ne ride, dato che non si è mai visto uno Slytherin così incapace con la magia, e iniziano a chiamarlo Squib. Theodore ne è leggermente infastidito – è pur sempre suo parente, e non esistono Nott Squib – mentre suo cugino non sembra darsene molta pena; in compenso, quando picchia lo fa sempre con più rabbia, constata Theodore guardando l'ennesima vittima.
Theodore dal canto suo ha imparato alcune tecniche basilari per non finire male quando suo cugino se la prende con lui, come rimanere al di fuori del suo range d'azione e da lì lanciare un paio d'incantesimi, sufficienti per tenerlo a distanza. Vero che sperava di fare un duello tradizionale, ma se suo cugino è imbranato non è certo colpa sua – e se ha intenzione di attaccar briga lo stesso, di sicuro non sarà lui a tirarsi indietro, poco male se l'altro non può difendersi. In fondo, non è mica uno stupido Gryffindor, lui, e le opere di eroismo le lascia a loro.
Ogni tanto Theodore lancia un'occhiata ad Harry Potter, ridendo del fatto che qualcuno possa crederlo erede di Slytherin, e si chiede che tipo di vita deve aver fatto, senza una famiglia, solo con dei Muggle; quest'ultimo dato è di pubblico dominio, grazie alla pubblicità che ne ha fatto Draco Malfoy, e Theodore giurerebbe che davvero quel ragazzo è ossessionato con Potter più di quanto sia sano, e si chiede se per caso non sia stato lui a pietrificare i Mudblood per dare poi la colpa al Gryffindor. Theodore sa che effettivamente i Malfoy sono discendenti di Slytherin e visto che Draco non avrebbe bisogno di alcuna scusa per torturare Mudblood, gli rimane un leggero dubbio sull'identità di questo Erede. E' con un certo stupore che si rende conto che anche i suoi compagni di Casata hanno paura di essere pietrificati, e non riesce a capire se è perché il loro sangue non è puro come il suo, o se sono solo stupidi; perché l'Erede di Slytherin dovrebbe far del male ai ragazzi che portano la Sua cresta sulla divisa? Poi pensa a suo cugino, e si chiede se forse l'Erede possa pietrificare lui, dato che è così poco Slytherin, e Mark vorrebbe comunque ucciderlo.
Tutta questa faccenda gli si sta lentamente infilando sotto la pelle: si scopre a girarsi nervoso ad ogni minimo rumore, ad incupirsi per ogni sciocchezza, e a seguire lentamente il resto della scuola nella sua caduta in un vortice di paranoia. Si rifiuta di farsi schiacciare dalla paura di incontrare l'Erede della sua Casata, però, e una sera va in bagno anche se non dovrebbe girare da solo; curiosamente, incontra invece l'ultima persona che si aspettava di vedere, ed è suo cugino. Sta fermo in mezzo al corridoio, seduto sul pavimento abbracciato alle sue ginocchia, gli occhi abbassati, in una posizione in cui è piuttosto raro vederlo; Theodore si ferma suo malgrado, e lo guarda. L'altro alza la testa e i due si fissano negli occhi.
'Cosa fai qui?', chiede Theodore, e non sa nemmeno perché.
'Aspetto.' risponde suo cugino, e dev'essere la prima volta che sente la sua voce senza dell'astio.
'Chi?', chiede di nuovo Theodore, e ha l'impressione che Theodore se cercasse di convincerlo che è pericoloso, l'altro non la prenderebbe bene.
'Il mostro.'
'Dell'Erede?'
Suo cugino annuisce. Theodore è stupito, ma cerca di non darlo a vedere, nel caso si tratti di uno scherzo, anche se non ha proprio l'aria di esserlo.
'Perché?'
L'altro sbuffa. 'Perché così mi mangia, o almeno mi pietrifica, che ne dici?'
Theodore lascia che il tono irritante del cugino gli passi sopra senza toccarlo, e continua: 'Perché dovrebbe? Sei uno Slytherin.'
'Haha.', sbotta suo cugino, senza umorismo. 'Come no.'
'Sei uno Slytherin.', insiste Theodore. 'Non ti farà nulla.'
'...Dici?', chiede suo cugino, e un misto di speranza e delusione gli accende gli occhi.
Theodore annuisce, poi si avvia lungo il corridoio. Obbiettivamente è il Cappello che decide le Casate, non Mark Bloodstone, e se suo cugino è in Slytherin, allora dev'essere uno Slytherin, anche se tutti gli altri non possono vederlo, e resta comunque l'imperfezione della sua famiglia. Lancia appena un'occhiata dietro di sé: Caligola è ancora là seduto, ma Theodore è sicuro che presto si alzerà. Per nulla preoccupato, se ne va in bagno.
Aveva lasciato suo cugino un bambino dispettoso e allegro, lo ritrova un ragazzino incattivito e acido, che si sta facendo un nome già all'inizio del suo primo anno.
Theodore, dal canto suo, vive ancora di rendita dell'incidente del gatto. Anche se è riuscito a convincere i suoi compagni che quello non era veramente un Cruciatus, sicuramente qualcosa a quell'animale l'ha fatto, e gli altri non vogliono essere usati come prossime cavie. Come risultato, tutti gli stanno abbastanza distanti, cosa che gli va benissimo, dato che comunque trova i suoi coetanei piuttosto noiosi. Scambia ancora due parole al giorno con Malfoy, giusto per mantenere i contatti, come direbbe suo Padre, e con Mark, ma per il resto non si disturba ad avere una vita sociale. Non frequenta troppo sua sorella, perché è evidente che non piace alle sue amiche, e poi una donna deve avere la sua vita.
Da un lato, si è trovato ostracizzato; dall'altro, questo è proprio il tipo di rispetto a distanza che suo Padre apprezza, e a lui non dispiace.
Evita suo cugino in maniera passiva, e per ora gli è andata bene; nel caso non potesse proprio evitare il contatto, comportarsi come aveva fatto Tintagel sarà abbastanza. La cosa comunque non lo preoccupa; gli altri Slytherin hanno imparato a temerlo, se sarà necessario insegnerà la stessa lezione a suo cugino. Mark invece, indignato per l'ultima offesa subita, si chiede perché suo Zio Derek non si è ancora liberato di un figlio così poco rispettoso, e Theodore non sa cosa rispondere, ma la domanda lo colpisce in una maniera che non riesce a spiegarsi.
Pochi a scuola sanno che quello è loro cugino, e Tintagel riesce a tenere la cosa quasi segreta, senza darlo a vedere. Theodore suppone che Tintagel lo faccia per lo stesso motivo per cui evita anche lui, delicatamente, riuscendo quasi a far sì che non se ne accorga; Theodore si chiede se in realtà non l'abbia sempre fatto. A Mark non va altrettanto bene, e dopo qualche incidente si ritrova in infermeria, dove Theodore deve andarlo a trovare e rimanere ad ascoltare una tirata di mezz'ora su come suo cugino sia un poco di buono, ed è uno scandalo che la famiglia non se ne sia ancora liberata. Theodore annuisce per tutto il tempo, ma non gli è chiaro come dovrebbero fare a liberarsene. Quando Mark spinge deliberatamente suo cugino giù da una rampa di scale, Theodore inizia a capire.
Dopo qualche mese, mentre l'Erede di Slytherin pietrifica Mudblood, Theodore incontra suo cugino di persona, ed è odio a prima vista. Suo cugino, con quella faccia da schiaffi che ha sempre avuto, riesce ad insultare sua Madre, suo Padre e suo Zio in un'unica frase, e Theodore ha fuori la bacchetta prima di rendersene conto; suo cugino però lo prende alla sprovvista, lo disarma manualmente e, nonostante sia più basso, riesce a buttarlo per terra. Ne segue il combattimento più umiliante della vita di Theodore, a base di morsi, graffi e tirate di capelli; la sera, mentre Tintagel minaccia di andare ad insegnare l'educazione al rifiuto di famiglia, Theodore giura che ci penserà lui personalmente. Mark è molto compiaciuto da questa sua dichiarazione di guerra, e sembrerebbe fin volerlo aiutare, ma Theodore rifiuta categoricamente: ha sempre fatto da solo, e non ha intenzione di cambiare abitudini proprio ora. Sa che potrebbe essere pericoloso, e che usare certi incantesimi potrebbe portarlo all'espulsione, ma ha tutta l'intenzione di distruggere suo cugino in un duello tradizionale, dato che qualsiasi altro tipo di scontro sarebbe degno solo degli animali. L'unico ostacolo pare essere la triste constatazione che l'altro non ha la più pallida idea di come usare la bacchetta, e lo dimostra ampiamente, non riuscendo a fare nemmeno Lumos a lezione. L'intera Casata ne ride, dato che non si è mai visto uno Slytherin così incapace con la magia, e iniziano a chiamarlo Squib. Theodore ne è leggermente infastidito – è pur sempre suo parente, e non esistono Nott Squib – mentre suo cugino non sembra darsene molta pena; in compenso, quando picchia lo fa sempre con più rabbia, constata Theodore guardando l'ennesima vittima.
Theodore dal canto suo ha imparato alcune tecniche basilari per non finire male quando suo cugino se la prende con lui, come rimanere al di fuori del suo range d'azione e da lì lanciare un paio d'incantesimi, sufficienti per tenerlo a distanza. Vero che sperava di fare un duello tradizionale, ma se suo cugino è imbranato non è certo colpa sua – e se ha intenzione di attaccar briga lo stesso, di sicuro non sarà lui a tirarsi indietro, poco male se l'altro non può difendersi. In fondo, non è mica uno stupido Gryffindor, lui, e le opere di eroismo le lascia a loro.
Ogni tanto Theodore lancia un'occhiata ad Harry Potter, ridendo del fatto che qualcuno possa crederlo erede di Slytherin, e si chiede che tipo di vita deve aver fatto, senza una famiglia, solo con dei Muggle; quest'ultimo dato è di pubblico dominio, grazie alla pubblicità che ne ha fatto Draco Malfoy, e Theodore giurerebbe che davvero quel ragazzo è ossessionato con Potter più di quanto sia sano, e si chiede se per caso non sia stato lui a pietrificare i Mudblood per dare poi la colpa al Gryffindor. Theodore sa che effettivamente i Malfoy sono discendenti di Slytherin e visto che Draco non avrebbe bisogno di alcuna scusa per torturare Mudblood, gli rimane un leggero dubbio sull'identità di questo Erede. E' con un certo stupore che si rende conto che anche i suoi compagni di Casata hanno paura di essere pietrificati, e non riesce a capire se è perché il loro sangue non è puro come il suo, o se sono solo stupidi; perché l'Erede di Slytherin dovrebbe far del male ai ragazzi che portano la Sua cresta sulla divisa? Poi pensa a suo cugino, e si chiede se forse l'Erede possa pietrificare lui, dato che è così poco Slytherin, e Mark vorrebbe comunque ucciderlo.
Tutta questa faccenda gli si sta lentamente infilando sotto la pelle: si scopre a girarsi nervoso ad ogni minimo rumore, ad incupirsi per ogni sciocchezza, e a seguire lentamente il resto della scuola nella sua caduta in un vortice di paranoia. Si rifiuta di farsi schiacciare dalla paura di incontrare l'Erede della sua Casata, però, e una sera va in bagno anche se non dovrebbe girare da solo; curiosamente, incontra invece l'ultima persona che si aspettava di vedere, ed è suo cugino. Sta fermo in mezzo al corridoio, seduto sul pavimento abbracciato alle sue ginocchia, gli occhi abbassati, in una posizione in cui è piuttosto raro vederlo; Theodore si ferma suo malgrado, e lo guarda. L'altro alza la testa e i due si fissano negli occhi.
'Cosa fai qui?', chiede Theodore, e non sa nemmeno perché.
'Aspetto.' risponde suo cugino, e dev'essere la prima volta che sente la sua voce senza dell'astio.
'Chi?', chiede di nuovo Theodore, e ha l'impressione che Theodore se cercasse di convincerlo che è pericoloso, l'altro non la prenderebbe bene.
'Il mostro.'
'Dell'Erede?'
Suo cugino annuisce. Theodore è stupito, ma cerca di non darlo a vedere, nel caso si tratti di uno scherzo, anche se non ha proprio l'aria di esserlo.
'Perché?'
L'altro sbuffa. 'Perché così mi mangia, o almeno mi pietrifica, che ne dici?'
Theodore lascia che il tono irritante del cugino gli passi sopra senza toccarlo, e continua: 'Perché dovrebbe? Sei uno Slytherin.'
'Haha.', sbotta suo cugino, senza umorismo. 'Come no.'
'Sei uno Slytherin.', insiste Theodore. 'Non ti farà nulla.'
'...Dici?', chiede suo cugino, e un misto di speranza e delusione gli accende gli occhi.
Theodore annuisce, poi si avvia lungo il corridoio. Obbiettivamente è il Cappello che decide le Casate, non Mark Bloodstone, e se suo cugino è in Slytherin, allora dev'essere uno Slytherin, anche se tutti gli altri non possono vederlo, e resta comunque l'imperfezione della sua famiglia. Lancia appena un'occhiata dietro di sé: Caligola è ancora là seduto, ma Theodore è sicuro che presto si alzerà. Per nulla preoccupato, se ne va in bagno.
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